Biomasse: il potenziale delle bioenergie

Si sente spesso parlare delle biomasse in qualità di fonte di energia alternativa e rinnovabile, ma non è sempre ben chiaro di cosa si tratti. In cosa consiste l’energia da biomasse?

Si sente spesso parlare delle biomasse in qualità di fonte di energia alternativa e rinnovabile, ma non è sempre ben chiaro di cosa si tratti. In cosa consiste l’energia da biomasse? Come funziona? E quali sono i vantaggi legati al suo utilizzo? Scopriamo tutti i dettagli in questo articolo.

Cosa sono le biomasse?

Si è iniziato a parlare di biomasse nel 1931 quando un oceanografo russo, Lev Aleksandrovich Zenkevich, usò questo termine in riferimento all’insieme di sostanze costituite da organismi viventi in ambiente acquatico o terrestre.

La Direttiva Europea 2009/28/CE definisce la biomassa come “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.

Oggi il 15% del fabbisogno energetico mondiale viene soddisfatto dalle centrali a biomassa e la crescita di questo settore non accenna ad arrestarsi. Le biomasse rappresentano, infatti, una preziosa fonte rinnovabile che consente di produrre energia con un impatto ambientale quasi azzerato. In generale, possiamo definire biomassa qualsiasi sostanza organica animale o vegetale che non ha subito nessun trattamento di fossilizzazione per ottenere energia.

Le biomasse, infatti, sono un ottimo esempio di produzione sostenibile in quanto il tempo in cui vengono sfruttate è analogo a quello in cui queste sostanze si rigenerano. Inoltre, le emissioni di CO2 rilasciate in atmosfera durante i processi di produzione sono pressoché paragonabili alla quantità di anidride carbonica assorbita dalle biomasse stesse prima del loro utilizzo.

Quante tipologie di biomasse ci sono?

Le biomasse non sono tutte uguali, ma esistono diverse tipologie: vegetali, microbiche e animali.

Biomasse vegetali

Le biomasse di origine vegetale sono le più comuni e derivano per lo più dagli scarti delle attività agricole, di giardinaggio e manutenzione delle aree verdi e boschive. Alcune specie vegetali vengono appositamente coltivate per la produzione di energia.

Tra i più tipici esempi di biomassa vegetale vi sono: le vinacce, residui di produzione dell’olio di oliva, noccioli, bucce di frutta e verdura, gusci e torsoli.

Biomasse animali

Le biomasse di origine animale derivano dagli allevamenti soprattutto sotto forma di letame, sostanza che contiene al suo interno gas e energia chimica prodotta dall’erba ingerita dagli animali. Tra le biomasse animali, anche se ritenuta una pratica non proprio etica, rientrano anche le carcasse di animali.

Biomassa solida in energia elettrica

Le biomasse microbiche sono quelle che provengono direttamente dal suolo. Si ottengono dagli elementi che compongono il terreno come l’azoto e lo zolfo, ma rientrano in questa categoria anche i funghi, i batteri e i microbi presenti nella terra.

Nel suolo, infatti, crescono e si decompongono le piante, si depositano le feci degli animali e tanti altri nutrienti che diventano delle possibili fonti di energia.

Biomassa solida in energia elettrica

Il processo di produzione di energia dalle biomasse parte dalla raccolta dei residui solidi che vengono radunati, tritati e rimpiccioliti. Il prodotto che poi si ottiene prende il nome di “cippato”, ossia un cumulo di piccoli frammenti dei materiali di partenza.

Il cippato viene poi utilizzato come materiale combustibile per far evaporare l’acqua contenuta nel circuito termodinamico. Il vapore che si ottiene mette in moto delle potenti turbine che azionano a loro volta un generatore in grado di produrre elettricità e un trasformatore che ne aumenta la tensione prima che venga immessa nella rete elettrica. Al termine di questo processo il vapore sprigionato si accumula nel condensatore, si trasforma in liquido e viene nuovamente accumulato nei serbatoi di deposito.

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